Scala dei Turchi: Legambiente e Fai festeggiano l’abbattimento dell’ecomostro sulla spiaggia

Realmonte, ore 15.53 Legambiente: “Segno di un’importante inversione di tendenza, finalmente volontà di tutelare bellezza e legalità. Coronata una battaglia lunga 24 anni.” A Scala dei Turchi l’ecomostro non c’è più. Questa mattina le ruspe hanno buttato giù lo scheletro di 6 mila metri cubi che da 24 anni deturpava la splendida spiaggia, che potrebbe a questo punto ottenere il riconoscimento dell’Unesco. Legambiente – che denunciò nel 1990 la speculazione edilizia, ottenendo due anni dopo il blocco dei cantieri e il sequestro – e Fai festeggiano insieme questo abbattimento storico, di grande importante per la Sicilia e per l’Italia tutta. “La vera notizia è l’inversione di tendenza che segna questa demolizione – ha commenta il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana, presente questa mattina alla Scala dei Turchi – Siamo estremamente soddisfatti non solo perché, dopo tanti anni di battaglie, viene restituita tutta la sua bellezza a una spiaggia meravigliosa, ma anche perché quanto accaduto oggi è sintomo di una cultura che, piano piano, sta finalmente cambiando. Sta cambiando l’atteggiamento di alcune Procure, che hanno cominciato a diffidare i comuni che non abbattono le speculazioni edilizie, ed è cambiato quello dell’amministrazione di Realmonte, che finalmente si è mossa per agevolare questa demolizione e far inserire la spiaggia di Scala dei Turchi tra i beni Unesco”.  “Questa giornata ci dà enorme allegria e ci infonde nuova forza per continuare la nostra battaglia per la bellezza, che è la più grande risorsa del nostro Paese, e per il rispetto della legalità – ha aggiunto il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – e soprattutto lancia un monito ai sindaci e alla classe politica su quale sia la strada giusta da perseguire perché ci dice che solo abbattendo gli abusi questo paese può tornare a far sorridere i suoi territori”. “Con grande gioia  abbiamo seguito oggi l’abbattimento dell’ecomostro di Scala dei Turchi – ha dichiarato il Presidente del FAI – Fondo Ambiente Italiano Andrea Carandini – Il FAI è orgoglioso di aver sostenuto con  Legambiente il Comune di Realmonte in provincia di Agrigento  nella battaglia giudiziaria in difesa della legalità e della bellezza. Vogliamo che le ruspe che hanno abbattuto oggi la struttura abusiva possano diventare simbolo della difesa del patrimonio naturale e paesaggistico,  vero motore di sviluppo – se non vilipeso e abbandonato – del nostro Paese, dove ancora troppi scempi deturpano le coste e più in generale il paesaggio. Finalmente un atto concreto di recupero del degrado, in linea con ciò che viene richiesto dalla Convenzione Europea del Paesaggio”. Cronistoria:La speculazione edilizia che è stata demolita oggi era stata realizzata grazie alle concessioni facili degli anni 80 (autorizzazione per la realizzazione di un complesso turistico alberghiero in località Punta Grande data a Luigi Fretto, amministratore unico della Scatur s.r.l. con sede in Porto Empedocle, in esecuzione al piano di lottizzazione approvato con delibera consigliare n. 78 del 23.02.1983). La costruzione dell’albergo fu autorizzata con concessione edilizia risalente al 1989. Legambiente fece la denuncia alla Magistratura nel 1990 ottenendo, nel 1992, il blocco dei cantieri e il sequestro. Ma intanto, un primo lotto era già stato realizzato. L’intervento ricadeva in zona B3 (zona omogenea residenziale di completamento) del Programma di fabbricazione del comune di Realmonte, che secondo l’Autorità giudiziaria veniva violato. Successivamente, in detta zona, venivano apposti vincoli paesaggistici. Nel marzo 2011 la giustizia amministrativa ha dato definitivamente torto ai proprietari riconoscendo come inammissibile la loro proposta di sanatoria (art. 13 della legge 47/85). A ottobre 2012 la magistratura è intervenuta ordinando l’abbattimento dell’ecomostro. A novembre 2012 il comune agrigentino ha notificato ai proprietari dello scheletro l’ordinanza di demolizione entro 90 giorni, che prevedeva anche che se entro il termine la società proprietaria Scatur Srl non avesse ottemperato, il Comune sarebbe intervenuto direttamente, con le spese in danno agli stessi proprietari. La proprietà intraprese alcune iniziative per rallentare l’iter. Il 6 maggio 2013 l’avvio dei lavori di preparazione dell’abbattimento.

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